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Stasera dalle 19 sarà possibile seguire in diretta e commentare la seduta del Consiglio di zona 6 grazie agli aggiornamenti “step by step” di Massimiliano Perri su twitter.

Come fare?

  1. Seguendo il tag:     #cdz6   direttamente su twitter
  2. diventando followers di @maxperri71 o di @bombonati
  3. direttamente da questo blog, nel box twitter nella colonna di destra.



Comunicato stampa

Mostra di Julián Jaramillo Torres

“i nudi piatti”

4 novembre – 4 dicembre 2011
Inaugurazione giovedì 3 novembre 2011 ore 19:00

SMOOTH BAR
Milano, via Buonarroti, 15 M° Wagner (linea 1 -Rossa)
tel:         02/4819043
www.smoothmilano.it

I nudi piatti: perché?

Nudi piatti sono infatti i piatti “vuoti” della serie dei frammenti delle nature morte; nudi piatti si riferisce anche alle parti del corpo, nude, riprodotte su carta patinata apparentemente in due dimensioni (piatti) anche se è ben evidente la percezione tridimensionale che vuol far emergere l’artista. (Carlo Cassani, Giornalista – Regione Lombardia)

In un mondo di immagini, l’immagine del corpo, ancora prima di essere l’immagine di sé, diventa un mero riflesso delle attese di quelli che ci stanno attorno: essa non corrisponde più all’immagine tridimensionale che si ha di se stessi e di cui progressivamente ci si appropria, ma si trasforma in una rappresentazione delle apparenze.  E questo fino a fare del corpo un compagno da vezzeggiare se corrisponde alle nostre attese, un avversario con cui scontrarsi se le contrasta. (Michela Marzano, La filosofia del corpo)

Julián Jaramillo nasce sul lato Pacifico della Colombia. A 13 anni inizia a frequentare, in contemporanea col Liceo Classico, uno studio privato di pittura, dove acquisisce i primi rudimenti . Si perfezionerà tra Parigi, all’École nationale supérieure des beaux-arts e lo studio dell’artista François CHATENAY, e Italia, seguendo, sia i corsi del pittore e ceramista faentino Nedo MERENDI, all’Istituto Statale d’Arte di Forlì, che quelli del trentino Gianluigi ROCCA e del veneziano Carlo MASCHIETTO, all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si diplomerà e vi lavora a tutt’oggi. Dal 2002 vive e sviluppa la sua attività a Milano.

 

Del suo lavoro hanno scritto:

Sono figure complesse quelle che emergono della carta verde della metropolitana milanese, il materiale abitualmente usato per coprire i cartelloni pubblicitari che Jaramillo ha voluto sfidare, graffiandone la superficie. L’operazione di Jaramillo ha elevato il materiale inutile a ostensorio di un messaggio di importanza vitale. Gratta, gratta il pittore è davvero andato a fondo, ha indagato la facciata muta del nulla, di un colore assoluto e piatto e ha ricostruito, graffio dopo graffio, nell’alveo di un tessuto urbano feroce nella sua richiesta di apparire, lo zampillio sincero dell’essere. E di questo c’è da essergliene grati.  (Iris Gavazzi, Il Giornale dell’Arte).

 

Linea netta, tagliente, come fosse incisa dalla punta di un bulino. Linea da incisore, dunque, ancor più che da disegnatore. È la linea “crudele” della tradizione artistica germanica, da Dürer e Grünewald fino a Otto Dix e Christian Schad. Linea che è segno, linea che segna i corpi, fin nei dettagli più spietati. Nessuna piacevolezza pittorica, quindi, nelle figure di Julián, ma solo questo segno duro che, nello stesso momento in cui costruisce la forma del corpo, anche lo ferisce. Un modus operandi che richiama la “Colonia penale” di Kafka. (Rodolfo Balzarotti, William Congdon Fondation).

Smooth Bar
Smooth bar

Ad un anno esatto dalla mia interpellanza sono iniziati i lavori – e sono già a buon punto – per la costruzione della rotatoria .

Meglio tardi che mai!

Sono estremamente soddisfatto e mi fa piacere che le richieste congiunte di cittadini e consiglio di zona siano state ascoltate.

Se il comune ci avesse dato ascolto prima,  forse il primo cittadino sarebbe ancora una rappresentante del gentil sesso…

Qua sfioriamo il ridicolo…

Pronti, partenza e via…alt, stop, si ricomincia. Tutto da rifare, abbiamo scherzato.
No no, non sono impazzito ma ho solo semplificato (forse un po’ troppo) quanto è accaduto in questi ultimi 10 giorni in Consiglio di Zona6.

Settimana scorsa, un lungo consiglio di oltre 4 ore, fatto di scontri forti con la nuova maggioranza, di applausi a scena aperta del numerosissimo pubblico presente e di un costante atteggiamento arrogante (non del neo Presidente, a onor del vero) dei nuovi potenti che hanno spiegato a noi poveri “minorati” come si governa e come governeranno.

E poi? Poi arriva una convocazione che riconvoca con gli stessi punti all’ordine del giorno del precedente consiglio, una nuova riunione di consiglio e allora ti domandi se poi questi illuminati nuovi potenti siano davvero così potenti. Peccato: tutto sommato era cominciato bene, con il neo Presidente che aveva mantenuto la promessa di trasmettere per tempo il programma così da poterlo analizzare e prepararci; e con il PDL, col capogruppo Girtanner in testa, a dimostrare di essere un’opposizione vera e matura.

E invece?

E invece, “eh già – (canta Vasco) -, siamo ancora qua”. Siamo al punto di partenza, bisogna rifare tutto! Perchè? Diciamo irregolarità formali durante la scorsa assemblea che hanno reso necessaria una nuova convocazione. Ma tutti, proprio tutti, tendono a sminuire.

Non voglio farla troppo lunga e qui mi limito solo a dire che, se ne avevamo ancora bisogno, con questa seconda convocazione abbiamo definitivamente contribuito ad abbattere il mito della superiorità della sinistra.

E, come spesso si dice, se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere…

Alla prossima…

Non ha perso tempo il neo Assessore Majorino: in piena coerenza con la sua delega  plurale “alle famiglie”, ha aperto un tavolo di discussione che porterà al registro comunale  delle coppie di fatto “per fare uscire Milano dalla scantinato dei diritti civili”.

E’ mia intenzione analizzare la cosa fuor di polemica, volutamente tralasciando ogni considerazione sul contesto politico caratterizzato dal patrocinio del Comune di Milano al Gay Pride di domani e alle dichiarazioni senil-filosofiche dl professor Veronesi.

Pur volendo concedere la buona fede al SindacoXbene che alla convegno Acli di qualche settimana fa ha spiegato che il registro “ significa riconoscere una realtà che esiste, non metterla sullo stesso piano con la famiglia costituzionalmente riconosciuta. Io non mi sento di discriminare un figlio che nasce da un’unione di fatto rispetto ad uno nato nel matrimonio”, mi chiedo a cosa possa servire un simile registro se non a costituire un elenco di potenziale fruitori di servizi civici agevolati.

Quindi accesso alle graduatorie degli asili nido, alla case comunali e più in generale a tutti i servizi sociali che il comune di Milano fornisce.

Se è cosi – e non vedo a cosa altro possa servire – non si capisce come sia possibile non mettere sullo stesso piano coppie di fatto e famiglie costituzionalmente garantite o, in altre parole, come sia possibile riconoscere un vantaggio , sia pur relativo, alla famiglie “tradizionali” e allo stesso tempo riconoscere diritti alle coppie di fatto.

Quindi, aldilà delle buone intenzioni del Sindacoxbene, delle quali a questo punto mi sia consentito dubitare, l’attacco alla famiglia laicamente e costituzionalmente riconosciuta, è in pieno svolgimento.

Equiparare – perché di questo si tratta – le coppie di fatto all’istituto del matrimonio civile è una violenza concettuale inaudita e pretestuose sono le ragioni di chi dice di volere tutelare i figli nati fuori dal matrimonio perché il diritto vigente già riconosce ogni tutela legale ai figli naturali.

Il matrimonio come atto pubblico di responsabilità comporta precisi doveri, tra i quali la fedeltà e la convivenza che sono i presupposti di una possibile stabilità affettiva.  I coniugi assumono quindi precisi obblighi davanti alla legge e per questo la Costituzione riserva loro specifici vantaggi mai pienamente riconosciuti fino ad oggi.

Affiancare alla famiglia un papocchio incostituzionale basato intrinsecamente sulla precarietà del rapporto – anche in presenza di figli – vuole dire tradire lo spirito e la lettera della Carta.

Se dunque questo è l’intento, provino a farlo; ne hanno i numeri e il mandato.

Dal SindacoXbene mi aspetterei però un po’ di onestà intellettuale.

Qualcosa si muove…

Forse ci siamo. Il 30 giugno prossimo, il Consiglio di Zona 6 tornerà a riunirsi a quasi un mese dall’ultima assemblea con l’obiettivo di eleggere il Presidente, approvare il programma e nominare i presidenti delle commissioni che per 5 anni dovranno occuparsi della vita della nostra zona.

Coltivo la speranza di poter leggere prima della riunione di giovedì prossimo il programma per i futuri 5 anni di governo della zona 6, sempre nella speranza di poter offrire ai nuovi governanti un contributo per il bene comune degli abitanti della zona.

Al momento, mentre scrivo, nulla del programma si sa; e se da una parte può essere anche logico, dall’altra, lo ammetto, avevo sperato davvero nel vento del cambiamento tanto pubblicizzato…

Forse come diceva qualcuno, “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre”…e allora devo pensare che:

* questo lungo tempo trascorso dalla prima riunione di consiglio è servito a mettere d’accordo la nuova maggioranza, trovando la quadra del potere, in perfetto stile prima repubblica (stile che, fatte le debite eccezioni, non era poi così male; e in ogni caso, la storia darà il suo giudizio);

*evidentemente anche a livello locale, zonale direi senza offesa, gli appetiti sono tanti e la loro gestione è meno semplice e gentile di come oggi la sinistra si sta presentando, ad esempio, in Comune a Milano;

* l’invito che ho lanciato nella prima riunione non è stato raccolto: è vero che formalmente c’è ancora tempo, ma la condivisione auspicata del programma (anche in bozza, per carità…) della nuova maggioranza con la nuova minoranza, non c’è stata…

Certo, ancora c’è tempo perché tutto accada, ma al momento non mi faccio illusioni…

Per ora è tutto, alla prossima.

maxperri

Ministeri al nord?

Ieri ho avuto un incubo; ero incolonnato sulla Milano – Lecco all’altezza dello svincolo per Monza insieme a migliaia di altri automobilisti imbottigliati. In ritardo, affaticato e incazzato.
E accanto a noi, nella nuova corsia preferenziale da poco inaugurata che collega Linate alla Villa Reale, sfrecciavano a sirene spiegate auto blu e relative scorte ministeriali che facevo la spola tra l’aeroporto e la sede nordica dei ministeri leghisti.
Impiegati, liberi professionisti, imprenditori e pendolari incazzati a godersi questo meraviglioso anticipo di libertà padana… mi sono svegliato in un bagno di sudore, ringraziando il cielo che si fosse trattato solo di un sogno…
…poi ho acceso la tv e trasmettevano Pontida!

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