Sul blog de “il Revisore” ci siamo occupati stanotte della sentenza di morte delle Comunità montane che sembra ormai essere stata pronunciata dal ministro Tremonti.
Vogliamo qui occuparci di un’altra condanna, quella delle province delle aree metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli) che secondo le stesse indiscrezioni, dovrebbero scomparire con la prossima naturale scadenza aministrativa.
In linea di principio siamo d’accordo. Con tutta la buona volontà si fa fatica oggi a capire che valore aggiunto possa avere un ente intermendio tra il comune e la regione, con competenze poco definite specie se il capoluogo di riferimento, come nei casi presi in esame, ha una estensione e una popolazione enormi in proporzione alla totalità del territorio, configurando di fatto in molti casi la provincia come una sostanziale conurbazione del capoluogo stesso.
Non mi soffermo sulle difficoltà tecniche dell’operazione – Le competenze, i beni e il personale sarebbero assorbiti dalla Stato e dai Comuni “sottostanti”- la quale probabilmente porterà ad una riduzione di costi anche notevole (e non mi riferisco solo ai “costi della politica” intesi come indennità e gettoni di consiglieri e assessori); vorrei invece formulare l’auspicio che da ciò non discenda un nuovo accentramento di poteri che mortifichi i territori e le autonomie.
In attesa di vedere il testo della riforma segnalo due assetti possibili.
- Sarebbe oltremodo utile, allorchè si proceda a mettere mano al Testo Unico sugli enti locali, cogliere l’occasione per attivare le Città Metropolitane, previste in costituzione dal 1999 e mai partite. E’ chiaro che queste entità tutto devono essere fuorchè la replica della defunta provincia. Personalmente immagino la Città Metropolitana come una forte unione di comuni con pochissimi poteri (penso al governo del traffico e dell’inquinamento, alle infrastutture sovracomunali e allo sviluppo del territorio). Tutto il resto delegato ai comuni. In questo disegno Il comune capoluogo è soppresso insieme alla Provincia e sostituito con municipalità più piccole che potrebbero corrispondere, avendo come riferimento Milano, alle attuali Zone di decentramento.
- Nel caso più probabile in cui i poteri vengano attribuiti ai comuni, si dovrà cogliere l’occasione per dare un senso compiuto al decentramento amministrativo, attribuendo competenze e personale “in eccesso” alle zone che vedrebbero così finalmente riconosciuto a pieno il loro ruolo di prossimità con il territorio.
Entrambe le soluzioni, oltre a essere una occasione irripetibile di razionalizzazione dei costi, costituirebbe una passo in avanti verso l’attuazione concreta del principio di sussidiarietà, avvicinando di più i cittadini alle sede dove si prendono le decisioni.


