Una riflessione sul testo ddl Calderoli sul codice delle autonomie (per capirci, la legge di riforma del TU degli enti locali).
Sorvolo sulla parti relative alla funzioni fondamentali riconosciute ai comuni e vado al nocciolo della questione: l’articolo 18 “soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale” fa piazza pulita delle zone in tutte le città “ad eccezione dei comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti…”.
Il comma 4 del citato articolo riduce però drasticamente il numero dei consiglieri di zona superstiti secondo una scala legata alla popolazione. Per Milano dai 41 attuali si passerà… a 12!
Condivido certamente l’esigenza di ridurre i costi ma mi sembra un tantino esagerato. Tenete conto che è prevista una riduzione ragionevole anche per i consigli comunali (Milano passerebbe da 60 a 40) ma un comune di 150.000 abitanti, equivalenti alle nostre zone, anche dopo il taglio, avrà pur sempre diritto a 30 consiglieri…
Segnalo la cosa non già perché mi scandalizzi in se stessa ma perché ritengo assurdo che in Italia si legiferi sulla spinta emotiva data dalla scandalo suscitato da un libro giornalistico e non sulla base di una seria riflessione sugli sprechi della P.A.
La legge invece mette tutti sullo stesso piano; infatti spariscono con un colpo di spugna, comunità montane (tutte, non solo quelle sul livello del mare!), consorzi di bonifica, enti parco, bacini imbriferi montani… creando peraltro problemi sulla loro “successione”. In Lombardia, ad esempio, molte deleghe legate alla tutela del territorio e alla protezione civile sono state trasferite alle Comunità Montane perché la Regione ne ha riconosciuto la competenza e la adeguata prossimità, in pieno spirito sussidiario.
Peraltro, il citato libro, analizza ben altri sprechi OGGETTIVAMENTE PIU’ GRAVI E DOCUMENTATI che si collocano sul livello governativo/parlamentare più che su quello delle autonomie locali…
Sul ddl “Calderoli”
Martedì, Luglio 21, 2009 di Massimiliano Bombonati



